IL TERRITORIO

La ricognizione archeologica

Oltre alla pratica dello scavo l’archeologo utilizza altri sistemi di indagine meno invasiva come la ricognizione archeologica, che consente di esplorare vaste porzioni di territorio e di segnalare la presenza di contesti archeologici la cui esistenza può essere testimoniata da strutture emergenti dal suolo ma anche da manufatti sparsi sulla superficie del terreno.

Il progetto di ricerca Leopoli-Cencelle ha quindi previsto sin dall’inizio un approfondito esame del territorio circostante la città volto a chiarire le dinamiche insediative dell’area.

La conservazione, in questa zona, di un paesaggio che ha risentito in maniera marginale delle profonde trasformazioni che hanno investito i territori limitrofi a partire dal secondo dopoguerra e che mostra, in alcuni casi evidenti, gli esiti dell’attività umana nelle varie epoche, è tale da rendere particolarmente promettente una ricerca topografica su vasta scala.

Il progetto di ricognizione si pone come obiettivo l’esame di una superficie molto vasta, corrispondente al territorio compreso entro il bacino del fiume Mignone che abbraccia l’area dei Monti della Tolfa. L’areale della ricerca è stato suggerito da una serie di considerazioni basate su motivazioni di carattere storico-geografico relative all’evoluzione del territorio quali, ad esempio, l’estensione delle pertinenze di Cencelle, la funzione di confine che il Mignone assunse in età medievale, le trasformazioni indotte dallo sfruttamento minerario.

Dal periodo romano alla fondazione di Leopoli-Cencelle

Nel periodo romano l’area prossima a Cencelle offre numerose testimonianze di una capillare occupazione caratterizzata da ville volte allo sfruttamento agrario del territorio. Alcune di esse, come quelle di Casale l’Aretta e della Farnesiana, proseguono la loro esistenza fino al VI-inizi del VII secolo d.C.

Dalla seconda metà del VII secolo le nostre conoscenze si fanno molto scarse e si basano quasi esclusivamente sulla testimonianza dei documenti scritti: sappiamo comunque che in questo periodo lungo il corso del Mignone si attestò la frontiera tra Longobardi e Ducato Romano.

Nel IX secolo la fondazione di Cencelle modificò profondamente l’assetto dell’area, che, stando alla descrizione del Liber Pontificalis, doveva essere in gran parte disabitata. È difficile stabilire quale fosse l’estensione del territorio controllato dalla città dato lo scarso numero e le difficoltà interpretative dei documenti. È probabile che, almeno al momento della fondazione, con la grave crisi attraversata da Civitavecchia, il territorio di Leopoli-Cencelle si estendesse tra il Mignone, la costa tirrenica, fino a Santa Severa, e che, verso l’interno, includesse gran parte dell’area dei Monti della Tolfa.

Il ruolo dei monasteri

Dal X secolo il territorio attorno alla città si strutturò grazie all’attività delle fondazioni monastiche. Un ruolo di primo piano lo dovette giocare la cella di S. Maria del Mignone, una dipendenza del monastero sabino di Farfa, che arrivò a controllare numerose proprietà fondiarie nell’area a ridosso di Cencelle.

Nella parte più interna della regione la presenza dell’ordine agostiniano portò alla fondazione di due piccoli insediamenti monastici. Il più prossimo alla città di Cencelle era quello di S. Severella, citato già dal X secolo, identificabile con il sito della Farnesiana, dove recenti lavori di restauro hanno portato effettivamente alla luce strutture murarie attribuibili al periodo medievale.

L’altra importante fondazione agostiniana era quella dell’eremo della Trinità, a pochi km di distanza da Cencelle, nel luogo in cui, secondo una leggenda, S. Agostino, il padre della Chiesa vissuto tra IV e V secolo, avrebbe scritto il De Trinitate. La prima attestazione del sito risale tuttavia solo al XIII secolo e oggi nel complesso non sono note tracce delle fasi medievali.

Il periodo bassomedievale

A partire dall’XI secolo, in concomitanza con il fenomeno dell’incastellamento, il ruolo della città risultò notevolmente ridotto. Cencelle si trovò a confinare con numerosi castelli e borghi fortificati e a essere oggetto degli interessi di Tarquinia e Viterbo. È difficile cogliere l’organizzazione del territorio in questa fase, anche se è possibile immaginare, in analogia con quanto noto per i contemporanei castelli, una razionalizzazione dei terreni sottoposti a coltura con la dislocazione delle colture più pregiate (vigneti e oliveti) nell’area circostante la città e delle colture meno impegnative (quelle cerealicole) in aree più periferiche.

Il paesaggio dell’area deve essersi modificato considerevolmente in un arco temporale lungo come quello esaminato a seconda del variare della densità abitativa e delle condizioni socio-economiche. Almeno dal periodo altomedievale però la presenza del bosco è stata una costante nella definizione del paesaggio della zona. Oltre alla biografia di Leone IV, che sottolinea volutamente la natura selvosa dei luoghi, una preminenza dell’elemento boschivo è testimoniata dai documenti relativi a S. Maria del Mignone e da documenti bassomedievali che citano l’esistenza di vaste selve attorno alla città.

Con la scoperta dell’alunite sui Monti della Tolfa, nel 1461, anche il territorio circostante Cencelle, trasformata ormai in tenuta, venne concesso all’impresa mineraria che lo sfruttò inizialmente per la produzione di legna da ardere e successivamente, essendosi rivelato di scarsa qualità il legname in esso raccolto, a fini agricoli avviando così il progressivo disboscamento dell’area che si avviò ad assumere l’aspetto che attualmente conserva.

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